Lavoratore in un magazzino con dispositivo di sorveglianza al polso - keyword: sorveglianza algoritmica

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Quando il colosso paga, noi continuiamo a perdere

Amazon ha appena accettato di pagare una multa da 1,2 miliardi di euro all’Unione Europea per aver abusato della sua posizione dominante nel mercato dei venditori terzi. La notizia è stata accolta con un misto di sollievo e scetticismo: finalmente qualcuno li ferma? O è solo l’ennesimo spettacolo di potere che si autoassolve con un assegno?

Questa non è una tassa. È un risarcimento simbolico, una multa che per Amazon equivale a meno del 5% dei suoi profitti annuali. Un costo di passaggio, come una multa per eccesso di velocità per chi guida una Ferrari. Mentre noi discutiamo se 1,2 miliardi siano abbastanza, Amazon continua a espandere il suo controllo sui dati dei lavoratori, sui piccoli commercianti, sulle nostre abitudini di consumo.

Il vero costo lo paghiamo noi: dati, lavoro, autonomia

La cosiddetta “Amazon tax” non tocca il cuore del problema: il modello di sorveglianza comportamentale che sta alla base del suo impero. Ogni click, ogni ricerca, ogni acquisto viene trasformato in un profilo psicografico usato non solo per venderci più cose, ma per prevedere e manipolare il nostro comportamento.

Nel frattempo, nei magazzini italiani di Amazon, i lavoratori sono monitorati da algoritmi che misurano ogni secondo di pausa, ogni movimento delle mani. Chi rallenta viene ammonito. Chi si ferma troppo a lungo rischia il licenziamento automatico. Non è fantascienza: è la realtà di oltre 12.000 dipendenti in Italia, secondo i dati raccolti da USB Lavoro Privato nel primo semestre 2026.

“Non stiamo pagando una tassa su Amazon. Stiamo pagando il prezzo della nostra stessa dipendenza da un sistema che ci tratta come dati da estrarre, non come persone.”

— Loretta Napoleoni, economista e attivista per i diritti digitali

Decentralizzare non è un’opzione: è una questione di sopravvivenza

L’alternativa non è aspettare che l’UE tassi un po’ di più Jeff Bezos. L’alternativa è costruire qualcosa di diverso: piattaforme cooperative, software libero, reti di vendita gestite dai lavoratori stessi.

Progetti come Platform Cooperativism Consortium e Fairbnb.coop mostrano che un altro modello è possibile. In Italia, esperienze come Solidarity Economy Network stanno creando circuiti di acquisto diretto tra produttori locali e consumatori, senza intermediari che prendono il 40% e ci profilano per tutta la vita.

Il software libero non è solo una questione di licenze: è una questione di potere. Quando usiamo un’app libera, non cediamo i nostri dati a un algoritmo proprietario che decide cosa siamo. Quando scegliamo un marketplace decentralizzato, non finanziamo un sistema che usa l’intelligenza artificiale per prevedere quando siamo più vulnerabili e ci vende quel prodotto proprio in quel momento.

La guerra silenziosa: quando l’algoritmo decide chi lavora e chi no

Il vero scandalo non è la multa. È che mentre l’UE si concentra sulle pratiche commerciali sleali, ignora completamente l’uso dell’AI nella gestione della forza lavoro. Amazon brevetta sistemi che prevedono la probabilità di sindacalizzazione dei lavoratori in base ai loro movimenti nel magazzino. Sistemi che suggeriscono trasferimenti punitivi per chi parla troppo coi colleghi.

Questo non è efficienza: è controllo sociale mascherato da ottimizzazione. E non è unico a Amazon. Walmart, Zara, persino alcune catene della grande distribuzione italiana stanno adottando sistemi simili, spesso sviluppati da startup finanziate da fondi di venture capital che hanno tra i loro investitori anche il Pentagono.

La linea tra sorveglianza aziendale e sorveglianza statale sta diventando sempre più sottile. Gli stessi algoritmi usati per prevedere i furti nei magazzini vengono adattati per la polizia predittiva. Gli stessi dati di movimento dei lavoratori vengono venduti a compagnie assicurative che poi alzano i premi a chi “vive in zone a rischio” — cioè, povero.

Cosa possiamo fare davvero: boicottare, costruire, disobbedire

Boicottare Amazon non basta. Serve un’alternativa concreta, accessibile, diffusa. Ecco cosa possiamo fare:

  • Sostenere le cooperative di lavoratori del digitale che stanno creando piattaforme etiche per il commercio, la logistica, i servizi.
  • Usare e promuovere software libero: da Nextcloud per lo storage a Mastodon per i social, da LibreOffice a Odoo per la gestione aziendale.
  • Partecipare ai gruppi di acquisto solidale (GAS) che stanno riscoprendo il commercio diretto, senza algoritmi che ci spiino.
  • Sostenere le lotte dei lavoratori della logistica: dai facchini di Piacenza ai corrieri di Bologna, chi lotta contro il controllo algoritmico sta difendendo tutti noi.
  • Chiedere alle amministrazioni locali di adottare clausole etiche negli appalti: nessun fornitore che usa sorveglianza biometrica o algoritmi punitivi sui lavoratori.

Non siamo indietro. Siamo semplicemente dall’altra parte della barricata. Mentre Amazon spende miliardi in lobbying per indebolire le leggi antitrust, noi stiamo costruendo reti di mutuo soccorso tecnologico che nessun algoritmo può prevedere.

Conclusione: la tassa non è su Amazon. È sulla nostra capacità di immaginare altro

La vera Amazon tax non è quella che paga a Bruxelles. È quella che paghiamo ogni volta che scegliamo la comodità invece dell’autonomia, la velocità invece della giustizia, il prezzo basso invece della libertà.

Ogni volta che clicchiamo su “Acquista ora” senza chiederci chi ha impacchettato quel prodotto, a quale ritmo, sotto quale sorveglianza, stiamo rinnovando il nostro consenso a un sistema che ci vede non come cittadini, ma come fonti di dati da ottimizzare.

La resistenza inizia quando smettiamo di chiedere “quanto devono pagare?” e cominciamo a chiedere “chi decide cosa è giusto?” E quando realizziamo che la risposta non sta in un tribunale europeo, ma nelle nostre mani, nei nostri server autogestiti, nelle nostre cooperative, nei nostri rifiuti di partecipare a questo gioco.

Non serve aspettare che qualcuno ci salvi. Serve smettere di giocare secondo le loro regole.