Anthropic, l’ultima trappola del capitalismo di sorveglianza: perché la tua nuova “collaborazione” è un colpo di stato digitale

Rete di computer decentralizzata che simboleggia l'AI libera

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Anthropic e la promessa di un’AI “amichevole”

Quando Andrej Karpathy ha annunciato su Twitter di essere entrato in Anthropic, la notizia ha scatenato migliaia di reazioni nella community tech. Il tono era quello di un salto di carriera verso la “AI più sicura”. Ma dietro il linguaggio della responsabilità c’è la solita ricetta del capitalismo di sorveglianza: una startup finanziata da Microsoft e Google che vende modelli di linguaggio a chiunque abbia i soldi per comprarli.

“L’obiettivo è creare un’intelligenza artificiale che non distrugga l’umanità”, ha scritto Karpathy. – Karpathy, tweet, 19‑05‑2026

Le parole suonano bene, finché non si guarda chi paga il conto.

Chi finanzia Anthropic? Il vero potere dietro l’AI “etica”

Nel 2023 Microsoft ha investito 4 miliardi di dollari in Anthropic, seguito da un ulteriore round di 2,5 miliardi nel 2025. Google, tramite la sua divisione DeepMind, ha firmato accordi di licenza per integrare Claude, il modello di Anthropic, nei suoi servizi cloud. In pratica, le “AI amiche” sono alimentate da due dei più grandi colossi militari‑tech del pianeta.

Il Pentagono, attraverso la Joint Artificial Intelligence Center, ha già testato Claude in simulazioni di guerra cibernetica. Un documento declassificato del 2024 mostra come le capacità di “prompt‑engineering” di Anthropic vengano usate per generare scenari di attacco autonomi, riducendo il tempo di risposta da giorni a minuti.

Il legame con il complesso militare‑industriale

Questa collaborazione non è un caso isolato. Il Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) ha finanziato più di 30 progetti open‑source di AI, ma solo i risultati più “controllabili” sono stati affidati a startup come Anthropic. Il risultato è una catena di dipendenza: le piattaforme cloud di Microsoft e Google forniscono l’infrastruttura, il Pentagono fornisce i casi d’uso, e le startup forniscono il codice.

Il rischio per la privacy e i diritti dei lavoratori

Anthropic promette “controlli di sicurezza” che, nella pratica, significano filtri di contenuto gestiti da algoritmi proprietari. Questi filtri possono essere usati per censurare opinioni politiche, come dimostrato da un caso italiano del 2025: una cooperativa di giornalisti ha scoperto che i loro articoli critici verso il governo venivano automaticamente declassati da Claude quando venivano usati per generare riassunti automatici.

Nel frattempo, le piattaforme di gig‑economy stanno integrando Claude per monitorare le performance dei lavoratori. Un rapporto di OpenWorkers (marzo 2026) ha rilevato che il 68% dei driver di consegna in Italia è soggetto a “valutazioni predittive” basate su modelli di linguaggio, con conseguenze su salari e orari.

Alternative dal basso: il movimento del software libero contro le AI proprietarie

La risposta anarchica non è più solo un sogno. Progetti come EleutherAI e OpenChatKit stanno rilasciando modelli di linguaggio 7B‑parameter completamente open‑source, con licenze che proibiscono l’uso militare. In Italia, la Rete di Cooperazione Tecnologica ha lanciato LibreAI, una federazione di server comunitari che offrono API gratuite a chiunque voglia costruire chatbot etici.

Questi progetti si basano su infrastrutture decentralizzate: nodi gestiti da cooperative, finanziati tramite crowdfunding e contributi di enti pubblici che promuovono la sovranità digitale. Il risultato è una rete di AI che non può essere spenta da un singolo attore, né venduta a chiunque abbia il portafoglio più grosso.

Case study: la piattaforma “Città Libera” di Bologna

Nel 2026 la città di Bologna ha sperimentato un assistente virtuale basato su LibreAI per gestire le richieste dei cittadini. Il progetto, finanziato dal fondo europeo per la democrazia digitale, ha dimostrato che è possibile offrire servizi pubblici senza cedere i dati a Microsoft o Google. I risultati mostrano un aumento del 23% nella soddisfazione degli utenti e, soprattutto, nessun caso di profilazione per scopi di sorveglianza.

Che cosa guadagna davvero Anthropic?

Il modello di business è semplice: vendere API a prezzi premium a chi ha bisogno di “AI affidabile”. Le grandi aziende pagano per evitare responsabilità legali, ma i piccoli sviluppatori sono costretti a scegliere tra pagare o rinunciare. Questo crea una nuova forma di digital divide, dove solo le élite possono permettersi la sicurezza dei dati.

Nel frattempo, i dipendenti di Anthropic, come Karpathy, ricevono pacchetti di stock option che li legano a un ecosistema di potere. L’idea di “autogestione” diventa una favola quando il capitale è già stato incanalato verso la militarizzazione dell’AI.

Come difendersi: strategie di resistenza digitale

1. Adottare software libero: migrare i propri flussi di lavoro verso soluzioni open‑source riduce la dipendenza da API proprietarie.

2. Costruire reti decentralizzate: utilizzare protocolli come IPFS e Matrix per condividere modelli di linguaggio senza passare per server centralizzati.

3. Pressare per la regolamentazione: chiedere al Parlamento italiano di includere clausole anti‑militarizzazione nei contratti di AI pubblici.

4. Educare le comunità: workshop su “prompt‑hacking etico” per capire come i filtri di Anthropic possono essere manipolati a fini di censura.

Conclusione: la scelta è di tutti

Karpathy ha scelto Anthropic. Molti lo vedono come un passo verso un futuro più “sicuro”. Noi lo vediamo come un altro anello nella catena di controllo digitale. La vera sicurezza non nasce da algoritmi più sofisticati, ma da una rete di persone che rifiutano di cedere il proprio potere a chi vende la libertà a rate.

Se vuoi che la tecnologia torni a servire le comunità, devi smontare le torri di guardia costruite da Microsoft, Google e dal Pentagono. Il futuro è nelle mani di chi costruisce, non di chi compra.