Manoscritto storico con cifrario numerico accanto a un terminale che mostra codice open source - keyword: Fable 5.1 Cyphral Distich

Contenuto

Il cifrario che sfidò secoli di crittografi e cadde davanti a un modello linguistico

Nel settembre 2026, Claude Fable 5.1 ha risolto il Cyphral Distich, un cifrario composto da due righe di 32 numeri ciascuna, rimasto apparentemente irrisolto per 370 anni. Il puzzle, nascosto nell’opera Logopandecteision di Sir Thomas Urquhart del 1652, consisteva in una sequenza di numeri che, secondo lo storico crittografo Klaus Schmeh, figurava tra i suoi Top 50 messaggi cifrati mai decifrati. Dopo decenni di tentativi basati su analisi di frequenza, sostituzioni semplici e omofoniche, nessun umano era riuscito a trovarne la chiave. Fable 5.1 ci ha messo meno di un’ora: 44 minuti, 176.000 token e nessuna interruzione umana.

La soluzione non è arrivata tramite forza bruta o algoritmi di ottimizzazione esotici, ma attraverso una lettura attenta del contesto. Il modello ha notato due dettagli che gli umani avevano ignorato per secoli: primo, che il cifrario appare immediatamente dopo le 32 Proquiritations di Urquhart, un numero che l’autore enfatizza ripetutamente; secondo, che la poesia accompagnatoria promette al lettore onesto di trovare “il suo cuore’s desideri e la mente dell’Autore”. Le Proquiritations stessi si chiudono spesso con formule come “è il desiderio”, “il desiderio” o “la speranza di”. Unendo questi indizi, Fable 5.1 ha applicato una regola semplice: per ogni i-esimo numero in una riga del cifrario, prendere la i-esima Proquiritation, usare quel numero come indice di parola e estrarre la prima lettera di quella parola.

Il risultato è stato: O GOD UPHOLD KING CHARLS THE SECOND AND MAKE HIM THE SUPREME RULER OF THIS LAND. Una distico di esattamente 32 lettere per riga, che rima in “AND” e “LAND”, perfettamente coerente con la struttura promessa. Ma soprattutto, un messaggio che ha senso storico: Urquhart era un fervente royalista, esiliato dopo la vittoria di Cromwell, e nascondere una preghiera per la restaurazione di Carlo II nel testo è perfettamente in linea con le sue convinzioni politiche. Non un esercizio crittografico fine a sé stesso, ma un atto politico nascosto a vista.

Il potere nascosto nella crittografia: da Urquhart alla sorveglianza algoritmica

Questo episodio non è solo una curiosità storica. Rivela qualcosa di fondamentale sulla natura della crittografia e del potere: i sistemi più sofisticati possono essere sconfitti non dalla potenza di calcolo, ma dalla comprensione del contesto sociale e politico in cui sono nati. Gli umani avevano fallito perché cercavano una chiave esterna – un alfabeto cifrato, una mappa numeri-lettere da ricostruire dal nulla – mentre la soluzione era interna al testo stesso, legata alle intenzioni dell’autore e al suo mondo.

Oggi assistiamo allo stesso errore ripetuto sulla scala globale. Le aziende di sorveglianza vendono algoritmi di polizia predittiva come soluzioni tecniche pure, ignorando che il loro potere deriva dal contesto razzista, classista e autoritario in cui vengono applicati. I sistemi di riconoscimento facciale vengono presentati come strumenti neutri di sicurezza, mentre servono principalmente a controllare migranti, attivisti e lavoratori. Gli algoritmi di scoring sociale vengono venduti come meritocrazie tecnologiche, mentre riproducono le disuguaglianze esistenti. Come con il Cyphral Distich, la chiave non è nell’algoritmo, ma nel potere che lo crea e lo applica.

Fable 5.1 ha risolto il cifrario non perché è più intelligente di un umano, ma perché non ha pregiudizi metodologici. Non ha assunto che la crittografia debba seguire certe regole astratte; ha letto il testo come un documento storico, politico, umano. Questa è una lezione per chi sviluppa e critica l’AI: la vera intelligenza non è nella capacità di elaborare dati, ma di comprenderne il significato nel mondo reale.

Software libero e crittografia: chi controlla gli strumenti della segretezza?

La risoluzione del Cyphral Distich solleva anche una domanda cruciale: chi dovrebbe avere accesso agli strumenti di analisi crittografica? Il modello utilizzato, Claude Fable 5.1, è un prodotto proprietario di Anthropic, accessibile tramite API a pagamento e soggetto a restrizioni di utilizzo. Mentre poteva essere usato per decifrare un messaggio storico innocuo, lo stesso tipo di tecnologia potrebbe essere impiegato per violare comunicazioni private, attaccare sistemi di difesa o spiare attivisti.

Contrastiamo questo con gli strumenti open source di crittanalisi disponibili oggi: GPGPDK per l’analisi di OpenPGP, BSDSF per l’analisi di cifrari a flusso, o framework come angr per l’analisi binaria. Questi strumenti sono liberamente disponibili, modificabili e auditabili da chiunque. Non impongono restrizioni etiche arbitrarie, non tracciano l’uso, non rispondono a un consiglio di amministrazione.

La crittografia è stata a lungo un campo dominato dal software libero: pensa a GnuPG, a Tor, a Signal. Questi strumenti hanno permesso a giornalisti, attivisti e cittadini comuni di difendere la propria privacy da stati e corporation. Quando la capacità di rompere o creare cifrari si concentra nelle mani di poche aziende proprietarie, si crea un pericoloso squilibrio: chi controlla gli strumenti della segretezza controlla anche il potere di rivelare o nascondere la verità.

Dalla crittografia storica alla cyberguerra: il continuum del controllo tecnologico

Il Cyphral Distich non è un reperto isolato. Fa parte di una tradizione di crittografia politica che va dai cifrari dei cospiratori del Rinascimento alle comunicazioni criptate dei movimenti di liberazione del XX secolo. Pensiamo al ruolo della crittografia nella Resistenza francese, nei samizdat sovietici, nelle reti Zapatiste. In ogni caso, la capacità di comunicare in segreto è stata direttamente legata alla capacità di resistere all’oppressione.

Oggi questa tradizione continua nelle comunicazioni crittografate dei movimenti per il clima, nei canali sicuri usati dai sindacati per organizzare scioperi transnazionali, nelle messaggerie usate dagli attivisti per i diritti umani nei regimi autoritari. Ma allo stesso tempo, vediamo lo stesso impulso crittografico messo al servizio del potere: gli algoritmi di crittografia utilizzati dai droni militari per proteggere i loro link di comando, i sistemi di comunicazione criptata del complesso militare-industriale, le backdoor richieste dagli stati nei sistemi di messaggistica “sicuri”.

La tecnologia non è neutra. La stessa matematica che permette a un attivista di nascondere le proprie comunicazioni permette a un drone di colpire un bersaglio senza essere intercettato. La stessa crittografia che protegge un whistleblower può essere usata per nascondere le tracce di un attacco informatico statale. La differenza sta nell’uso, nel contesto, nel potere che la guida. Come con il Cyphral Distich, la chiave non è nell’algoritmo, ma nelle intenzioni di chi lo usa.

Alternative dal basso: quando la comunità batte il modello proprietario

La risoluzione del Cyphral Distich da parte di Fable 5.1 è stata presentata come un trionfo dell’AI proprietaria. Ma cosa sarebbe successo se lo stesso compito fosse stato affrontato da una comunità open source? Immaginiamo un progetto come PySyft, che permette l’addestramento federato di modelli su dati decentralizzati, applicato a un insieme di testi storici e cifrari. Oppure un’iniziativa tipo Hugging Face Transformers fine-tuned su corpora di crittografia storica da volontari di tutto il mondo.

Esistono già esempi di questo approccio. Il progetto Klee, un motore di esecuzione simbolica open source, è stato usato da ricercatori indipendenti per analizzare vulnerabilità in sistemi crittografici. Il progetto Crypto101 offre un corso completo sulla crittografia moderna, interamente libero e basato su contributi della comunità. Durante la pandemia, gruppi di crittografi amatoriali hanno collaborato via forum e repository per analizzare nuovi schemi di crittografia proposta per i passaporti vaccinali.

Queste iniziative mostrano un’alternativa al modello dell’AI come servizio proprietario chiuso. Dimostrano che la conoscenza crittografica, storica e tecnica, può essere sviluppata collettivamente, senza dipendere da un’unica azienda che controlla l’accesso, impone licenze restrittive o allinea il modello ai propri interessi commerciali o militari. La vera sovranità tecnologica non sta nell’avere il modello più grande, ma nell’avere la libertà di studiare, modificare e condividere gli strumenti della conoscenza.

Conclusioni: la crittografia come campo di battaglia per la libertà digitale

La risoluzione del Cyphral Distich non è solo un successo tecnico. È un promemoria che la crittografia non è mai stata solo questione di matematica pura. È sempre stata intrecciata con il potere, la politica, la resistenza. Dai cospiratori che usavano cifrari per sfidare i tiranni, agli attivisti che usano PGP per sfidare la sorveglianza di stato, la capacità di comunicare in segreto è stata uno strumento di libertà.

Oggi, mentre modelli proprietari come Fable 5.1 risolvono cifrari storici, dobbiamo chiederci: chi controlla questi strumenti? A chi servono? Chi potrebbe essere escluso? La risposta non è nell’abbandonare la tecnologia, ma nel democratizzarla. Nel costruire alternative open source, nel sostenere la ricerca indipendente, nel rifiutare l’idea che l’intelligenza debba essere rinchiusa in API a pagamento e licenze restrittive.

Come ha mostrato Urquhart nascondendo la sua preghiera per Carlo II in un cifrario a vista, il potere spesso si nasconde nei dettagli che ignoriamo per presupposto metodologico. La nostra difesa sta nell’imparare a leggere il contesto, a mettere in discussione le assunzioni, a costruire strumenti che appartengano a tutti e non a pochi. Perché la vera sicurezza non viene dall’avere il miglior cifrario, ma dall’avere la libertà di crearne, romperli e condividerli collettivamente.