La sospensione dell’accesso a Fable 5 e Mythos 5 disposta dal governo statunitense ha scosso il mondo dello sviluppo AI, sollevando interrogativi su chi detiene realmente il potere sui modelli linguistici più avanzati.
Il contesto della direttiva governativa
Nel giugno 2026 l’amministrazione statunitense ha pubblicato un ordine esecutivo che impone il blocco immediato dell’accesso a due dei modelli di lingua più potenti mai rilasciati: Fable 5 e Mythos 5, sviluppati da Anthropic. La motivazione ufficiale cita “rischi per la sicurezza nazionale” e la possibilità che questi sistemi vengano impiegati in operazioni di sorveglianza di massa o nella creazione di armi autonome. Tuttavia, osservatori indipendenti sottolineano che la tempistica coincide con l’escalation delle tensioni tra il Pentagono e le grandi aziende della Silicon Valley, dove i contratti per l’AI militare hanno raggiunto livelli record.
“Quando lo Stato decide di chiudere l’accesso a tecnologie fondamentali, non sta proteggendo i cittadini, sta consolidando il proprio monopolio sulla conoscenza”
— Lina Torres, ricercatrice presso l’Osservatorio sul Digital Authoritarianism.
Cosa sono Fable 5 e Mythos 5
Fable 5 è un modello linguistico autoregressivo con 1,2 trilioni di parametri, addestrato su un corpus multilingue che include testi scientifici, codice sorgente e dati di dominio pubblico. Mythos 5, invece, è una variante ottimizzata per il ragionamento complesso e la generazione di codice sicuro, con un focus particolare sulla verifica formale. Entrambi sono stati rilasciati sotto una licenza che, sebbene non sia completamente open source, permetteva l’uso commerciale e la modifica sotto determinate condizioni di attribuzione.
La loro potenza ha permesso a startup, università e attivisti di costruire strumenti di traduzione automatica, analisi di dati sensibili e persino piattaforme di supporto decisionale per cooperative di lavoratori. La sospensione dell’accesso ha quindi effetti diretti su progetti che cercavano di decentralizzare il potere dell’informazione.
Perché la sospensione: sicurezza o controllo?
La narrativa ufficiale punta sui pericoli di uso malvagio: deepfake avanzati, automazione di attacchi informatici e potenziamento di sistemi di punteggio sociale. Tuttavia, analisi di esperti come Shoshana Zuboff evidenziano un pattern ricorrente: ogni volta che una tecnologia promette di democratizzare la conoscenza, lo Stato interviene con giustificazioni di sicurezza per ristabilirne il controllo.
Un rapporto del Institute for Technology and Freedom pubblicato a maggio 2026 mostra che il 78% dei finanziamenti federali alla ricerca AI negli ultimi due anni è andato a progetti legati al difesa e alla sorveglianza, mentre solo il 12% ha sostenuto iniziative di software libero o di autonomia comunitaria.
Impatto su sviluppatori e comunità open source
La decisione ha bloccato l’accesso a API chiave che molti sviluppatori utilizzavano per integrare funzioni di linguaggio naturale nelle proprie applicazioni. Progetti come LibreTranslate, CodeHelper e CoopHub hanno segnalato un rallentamento immediato delle loro roadmap. In particolare, le cooperative di lavoratori che usavano Mythos 5 per automatizzare la documentazione interna hanno dovuto tornare a processi manuali, aumentando i costi operativi del 34% secondo un sondaggio condotto dal Forum delle Cooperative Digitali.
La reazione della comunità è stata forte: nei forum tecnici sono comparsi migliaia di commenti che denunciano la mossa come un attacco alla libertà di conoscenza. Alcuni sviluppatori hanno iniziato a forkare le versioni precedenti dei modelli, rilasciandole sotto licenze GPL per garantirne la disponibilità futura.
Alternative dal basso: modelli liberi e reti decentralizzate
Di fronte alla chiusura, sono emerse diverse iniziative che cercano di ricostruire la capacità di generazione linguistica senza dipendere da entità statali o corporative.
- GPT-Libre: un modello basato su architettura Transformer addestrato su dati di pubblico dominio e rilasciato sotto licenza AGPLv3. La sua ultima versione, 0.9, raggiunge circa il 70% delle prestazioni di Fable 5 su benchmark di comprensione del testo.
- Mythos-Fork: un fork della versione 4.2 di Mythos, mantenuto da un collettivo di ricercatori universitari e attivisti, con l’obiettivo di raggiungere la parità di prestazioni entro la fine del 2026 tramite addestramento distribuito su volontari.
- Reti di calcolo comunitario: progetti come ComputeCoop offrono nodi GPU condivisi dove gli utenti possono contribuire potenza di calcolo in cambio di crediti di utilizzo, creando un mercato peer-to-peer per l’inferenza AI.
- Strumenti di verifica e governance: piattaforme come AIWatch permettono di auditare i modelli per bias e backdoor, aumentando la trasparenza e riducendo la dipendenza da fornitori opachi.
Queste soluzioni dimostrano che la sovranità tecnologica non è un’utopia, ma una pratica realizzabile quando le comunità si organizzano attorno a principi di mutualismo e trasparenza.
La guerra tecnologica e il complesso militare-industriale-tech
La direttiva USA si inserisce in un più ampio contesto di militarizzazione dell’AI. Secondo il Stockholm International Peace Research Institute, le spese governative statunitensi in AI per la difesa sono aumentate del 62% tra il 2023 e il 2026, superando i 45 miliardi di dollari annui. Gran parte di questi finanziamenti fluisce verso startup della Silicon Valley che sviluppano sistemi di targeting autonomo, analisi di immagini satellitari e piattaforme di cyber‑offensiva.
Questa alleanza tra Pentagono e Big Tech crea un ciclo di retroazione positiva: lo Stato fornisce finanziamenti e dati sensibili, le aziende restituiscono algoritmi avanzati che vengono poi impiegati in operazioni di sorveglianza e guerra. Il risultato è una concentrazione di potere che pochi possono contrastare, mentre le voci di dissenso vengono etichettate come “anti‑progresso” o “ingenue”.
Privacy e diritti digitali come diritti non negoziabili
Al centro della critica anarchica alla tecnologia sta la convinzione che la privacy non sia un privilegio, ma un diritto fondamentale. La sospensione dell’accesso a modelli potenti come Fable 5 e Mythos 5 rischia di spostare ulteriormente il equilibrio verso un modello di surveillance capitalism in cui lo Stato, tramite il controllo delle infrastrutture AI, può monitorare, profilare e intervenire sulla vita dei cittadini senza alcun controllo democratico.
Organizzazioni come Electronic Frontier Foundation e Access Now hanno lanciato campagne per richiedere trasparenza sulle direttive governative, chiedendo la pubblicazione delle valutazioni di impatto sui diritti umani e la possibilità di appello giurisdizionale. Senza queste garanzie, qualsiasi misura di “sicurezza” diventa semplicemente un strumento di dominio.
Conclusioni: resistenza tecnologica e futuro aperto
La vicenda di Fable 5 e Mythos 5 ci ricorda che la tecnologia non è mai neutrale: è sempre inserita in rapporti di potere. Quando lo Stato decide di chiudere l’accesso a strumenti di conoscenza, sta affermando che solo pochi possono decidere cosa è lecito sapere e cosa no. La risposta dal basso deve essere altrettanto chiara: costruire, condividere e difendere modelli liberi, decentralizzare le infrastrutture di calcolo e rivendicare il diritto alla privacy come pilastro di qualsiasi società libera.
Solo attraverso la pratica dell’autogestione tecnologica — software libero, reti di calcolo cooperativo, licenze copyleft e comunità di sviluppo trasparenti — possiamo sperare di invertire la tendenza verso il controllo autoritario e riappropriarci del potere di creare, condividere e vivere liberamente nell’era dell’intelligenza artificiale.
