Abstract
Lo studio delle intimità digitali presenta sfide etiche e metodologiche, spesso inquadrate attraverso ansie legate al sesso, alla sfera pubblica e a Internet (Tiidenberg, 2018, 2020). I metodi qualitativi tradizionali tendono a essere estrattivi e orientati al rischio. Al contrario, approcci creativi, partecipativi e multimodali favoriscono ambienti di ricerca inclusivi, riflessivi e non gerarchici (Knowles & Cole, 2007; Mannay, 2016). I metodi basati sulle arti, in particolare la creazione di zine, sono stati utilizzati in diversi ambiti disciplinari per coinvolgere gruppi marginalizzati (McNicol, 2019; Etengoff, 2015). In quanto pubblicazioni autoprodotte e DIY, le zine offrono uno spazio non lineare e multimodale per l’espressione e la produzione collettiva di conoscenza (Duncombe, 1997; Lovata, 2007). Esse mettono in discussione le modalità tradizionali di raccolta dei dati integrando testi, immagini ed elementi intertestuali, risultando particolarmente rilevanti nei contesti di ricerca queer e subculturali (Downes et al., 2013). Questo studio introduce il concetto di Research Brave Space (RBS), spostando l’attenzione dai “safe spaces” a contesti in cui i/le partecipanti affrontano con coraggio temi sensibili (Arao & Clemens, 2013). Implementato attraverso workshop di creazione di zine con giovani adulti queer in Italia, il modello RBS pone al centro cura, adattabilità e agency. Questi workshop hanno favorito accessibilità cognitiva, emotiva e fisica, promuovendo coinvolgimento collettivo e autorappresentazione. I/le partecipanti hanno riportato un aumento del senso di agency e una maggiore riflessività, evidenziando il potenziale trasformativo del metodo. La creazione di zine come Research Brave Space interrompe e ridefinisce le metodologie accademiche tradizionali, promuovendo un’etica della cura e pratiche di ricerca partecipativa nell’ambito delle intimità sessuali digitali. Accogliere il disagio e la non linearità creativa favorisce forme più inclusive di produzione della conoscenza e spinge studiosi e studiose a ripensare le modalità di coinvolgimento con soggettività vulnerabili nelle scienze sociali.

