Abstract
I media digitali hanno ridefinito profondamente le dinamiche di genere contemporanee, creando un panorama duale caratterizzato da opportunità emancipatorie e derive polarizzanti. Il concetto di fringe democracy ben esprime il modo in cui la piattaformizzazione della sfera pubblica abbia simultaneamente amplificato le voci di movimenti femministi e LGBTQIA+, offrendo spazi di visibilità, attivismo e costruzione di contronarrazioni che sfidano le norme patriarcali, e facilitato l’emergere di comunità misogine radicalizzate. La “manosphere” rappresenta l’esempio più emblematico di questa polarizzazione affettiva: attraverso meccanismi come la “red pill” e il vittimismo strategico, trasforma il disagio maschile in ideologie antifemministe che si diffondono dalle fringe communities al mainstream tramite processi di normalizzazione algoritmica. Queste dinamiche non rimangono confinate online ma generano conseguenze tangibili, influenzando comportamenti, politiche pubbliche e creando una vera “geografia affettiva” che ridefinisce le relazioni di potere. La sfida contemporanea consiste nel preservare il potenziale emancipatorio dei media digitali contrastando i processi di radicalizzazione e superando la semplice etichettatura di “disinformazione” per comprendere le ansie sottostanti che alimentano queste comunità, mentre si affrontano le persistenti disuguaglianze digitali di genere che intersecano dimensioni geografiche, economiche e culturali.
Editors
Giovanni Boccia Artieri

