Cory Doctorow ha scritto a inizio marzo — senza giri di parole, come al solito — che «il web è sopportabile con RSS». Non era un’iperbole da polemista. Era una diagnosi chirurgica sullo stato di internet nel 2026, un web dove ogni sito ti aggredisce con cookie banner, paywall, popup per la newsletter e pubblicità che inseguono il tuo cursore come cani randagi. The Register ha ripreso il concetto pochi giorni dopo con un titolo ancora più secco: «RSS dulls the pain of the modern web». E Doctorow ha ragione — il fatto che debba ricordarlo nel 2026 dice parecchio su quanto siamo stati addomesticati.
Il punto è che RSS esiste da più di vent’anni. È un protocollo stupido, nel senso buono del termine: prende i contenuti di un sito e te li consegna, puliti, senza intermediari, senza algoritmi che decidono cosa meriti di leggere. Niente profilazione, niente pubblicità targetizzata, niente quella sottile sensazione di essere merce mentre scorri un feed. Tu scegli le fonti. Punto. In un’epoca in cui Meta, Google e X — quello che resta di Twitter — decidono cosa vedi e soprattutto cosa non vedi, RSS è forse la tecnologia più sovversiva che hai a disposizione, e nessuno te l’ha mai insegnata a usare. Ma RSS da solo non basta. Serve un ecosistema. E quell’ecosistema sta crescendo, silenziosamente, mentre i giganti del tech continuano a enshittificare le loro piattaforme: il fediverse con Mastodon, Lemmy e Pixelfed, i blog indipendenti che tornano a fiorire, il movimento IndieWeb che costruisce infrastrutture dal basso. C’è una rete che resiste — e questo articolo ti racconta come entrarci.
La tecnologia anti-piattaforma che nessuno è riuscito a uccidere
Google ha provato a uccidere RSS nel 2013, quando ha chiuso Google Reader. Non era un taglio dettato dalla perdita economica — Reader aveva milioni di utenti attivi e un costo di mantenimento ridicolo per un colosso da centinaia di miliardi. Era una decisione strategica, lucida e spietata: Google voleva che il tuo flusso informativo passasse da Google+, il suo social network fallimentare, dove i tuoi dati potevano essere raccolti, impacchettati e venduti agli inserzionisti. RSS non generava dati comportamentali. RSS non ti profilava. RSS era un protocollo aperto, non un prodotto monetizzabile. Andava eliminato. A molti sembrò la morte definitiva dei feed reader — e per un decennio, la profezia sembrò avverarsi, con la maggior parte degli utenti che si arrese all’idea che le notizie arrivassero da Facebook e poco altro.
Poi le piattaforme hanno iniziato a marcire dall’interno, e la gente se n’è accorta. Doctorow l’ha chiamata «enshittification»: quel processo per cui un servizio prima attira gli utenti con un prodotto decente, poi peggiora progressivamente l’esperienza per spremere più profitti da inserzionisti e investitori, fino a renderlo insopportabile. Facebook ti mostra meno post degli amici e più pubblicità. Instagram è diventato un centro commerciale con filtri e reel che non hai chiesto. X sotto Musk è una fogna algoritmicamente amplificata dove i bot urlano più forte degli esseri umani. E così, nel silenzio generale, la gente ha ricominciato a cercare alternative. RSS era ancora lì — come un vecchio punk che non ha mai cambiato taglio di capelli: ignorato da tutti, ma con la ragione dalla sua parte.
Il pezzo di Doctorow su Pluralistic del 7 marzo 2026 ha fatto il giro della rete, ed è finito su Hacker News, su Lemmy, nei feed di mezzo fediverse. Il concetto è semplice ma devastante nella sua portata: la stragrande maggioranza dei siti pubblica ancora feed RSS senza nemmeno saperlo. WordPress lo fa di default — e WordPress muove il 43% del web. Ghost, Substack, Tumblr, Medium: tutti emettono feed. Mastodon e Bluesky anche. Basta un lettore RSS per accedere a tutti questi contenuti senza pubblicità, senza popup, senza cookie banner, senza il circo degradante del web moderno. Doctorow la chiama «personal disenshittification» — la tua azione individuale di bonifica dell’esperienza online. Non devi aspettare una legge, non devi aspettare che le piattaforme diventino etiche (spoiler: non succederà). Puoi agire adesso.
Caroline Crampton, giornalista britannica, ha descritto cosa succede quando segui 2.000 feed RSS nel suo blog «The View from RSS»: hai una visione del web radicalmente diversa da quella di chiunque usi i social come fonte informativa. Più ricca, più diversa, più caotica — nel senso buono. Senza quell’inquietante uniformità algoritmica che rende tutti i feed social identici, dove tutti parlano della stessa cosa nello stesso momento perché l’algoritmo ha deciso che quello è il topic del giorno. Con RSS scopri blog che esistono da dieci anni e che non comparirebbero mai su un feed algoritmico. Trovi analisi lunghe, punti di vista laterali, voci che nessun trending topic amplificherebbe mai. Ed ecco il paradosso magnifico: RSS è rimasto vivo proprio perché nessuna azienda ci guadagna. Nessun investitore di venture capital ha motivo di «pivottare» RSS verso un modello a sottoscrizione. Nessun team di product manager può «ottimizzare l’engagement» di un feed RSS. È un protocollo. Non ha un proprietario. Non ha un CEO. Non può essere comprato, chiuso, enshittificato. È la tecnologia più anarchica del web — e forse la più importante.
Fediverse e blog indipendenti: chi costruisce la rete dal basso
RSS è un protocollo di lettura. Ma per costruire un’alternativa reale alle piattaforme serve anche un protocollo di interazione — qualcosa che ti permetta di pubblicare, commentare, discutere senza passare dai server di Zuckerberg o di Musk. Ed è qui che entra il fediverse, quella rete di server indipendenti che comunicano tra loro tramite ActivityPub, un protocollo aperto e decentralizzato. Se RSS ti permette di leggere senza intermediari, il fediverse ti permette di esistere online senza intermediari. Il cerchio si chiude. I numeri sono impressionanti per chi non segue queste cose: Mastodon ha superato i 10 milioni di utenti attivi, Lemmy — una specie di Reddit senza padroni — ha consolidato la sua base dopo l’esodo causato dalle politiche suicide di Reddit sulle API, e Pixelfed ha raggiunto i 92.000 utenti attivi mensili come alternativa a Instagram. Numeri modesti rispetto ai miliardi delle piattaforme corporate, certo — ma cresciuti senza un centesimo di pubblicità, senza growth hacking, senza dark pattern, senza vendere l’anima degli utenti agli inserzionisti.
Il colpo di genio che unisce RSS e fediverse si chiama RSS Parrot. È un servizio di una semplicità disarmante: menzioni il bot @birb@rss-parrot.net in un post su Mastodon con l’indirizzo di un feed, e lui crea un account che puoi seguire. Ogni volta che quel sito pubblica qualcosa, l’account posta un link nel tuo feed. È un ponte tra il web aperto e il fediverse, e quando è stato lanciato ha avuto un successo enorme — quello che il creatore aveva pensato come un «lancio sottotraccia» si è trasformato in un fenomeno virale. Il messaggio è cristallino: le persone vogliono seguire siti, blog, newsletter dentro il fediverse. Vogliono un feed composto da scelte consapevoli, non da suggerimenti algoritmici. Se aggiungi Bridgy Fed, che collega anche Bluesky al fediverse, e il plugin ActivityPub per WordPress — che trasforma qualsiasi blog in un profilo seguibile da Mastodon — il quadro diventa chiaro. Non stiamo parlando di strumenti sperimentali per smanettoni. Stiamo parlando di un’infrastruttura funzionante che collega milioni di persone e centinaia di migliaia di siti senza che nessuna corporation faccia da intermediario.
Poi c’è il movimento IndieWeb, che al FOSDEM 2026 ha dedicato un intero talk alla «sovranità digitale sul fediverse». L’IndieWeb ha superato i 15.000 siti indipendenti che ne adottano i principi — WebMentions (l’equivalente decentralizzato dei commenti, con oltre 500.000 menzioni elaborate ogni giorno), POSSE (Publish on your Own Site, Syndicate Elsewhere), il possesso dei propri contenuti come imperativo etico e non come feature premium. A gennaio 2026, Houdini Magazine ha pubblicato un lungo articolo sul «Web Revival Movement», quella corrente culturale che rifiuta il web corporativo e torna ai siti personali, ai blog, ai link scambiati a mano — come si faceva prima che Facebook si mangiasse tutto. E a marzo 2026, dasroot.net ha pubblicato una guida tecnica su come integrare WebMentions nel proprio sito, segno che la community non si limita alla teoria ma costruisce strumenti concreti. La filosofia di fondo è semplice e radicale: il tuo contenuto deve vivere su un dominio che controlli tu, non sulla piattaforma di turno che può chiuderti l’account, shadowbannarti o cambiare le regole del gioco domani mattina.
La scena italiana ha una storia particolare in tutto questo. Negli anni 2000, l’Italia aveva una blogosfera vivace — Splinder, i blog su Blogspot, quelli indipendenti su WordPress che discutevano di politica, cultura, tecnologia con una libertà che i social non hanno mai permesso. Poi Facebook ha fagocitato tutto: perché scrivere un post di mille parole quando puoi condividere un meme e raccogliere like? Ma qualcosa sta cambiando di nuovo. A marzo 2026, «My Dear Italia» ha scritto di una «nuova rinascita del blogging», e i dati confermano che in Italia la qualità dei contenuti sta diventando il fattore discriminante: i blog che sopravvivono e crescono sono quelli che offrono analisi, punti di vista originali, profondità — tutte cose strutturalmente impossibili su un social media ottimizzato per la viralità e la reazione emotiva istantanea. La blogosfera italiana degli anni 2000 non è morta. Si è solo ibernata. E ora sta tornando, con strumenti migliori — RSS, fediverse, ActivityPub — e la consapevolezza che il software libero è l’unica garanzia che l’infrastruttura resti nelle mani di chi la usa.
Come costruire il tuo ecosistema informativo senza padroni
Basta teoria. Se sei arrivato fin qui, vuoi sapere come fare. La buona notizia: non serve essere un sistemista, non serve un server dedicato, e quasi tutto è gratuito. Il primo passo è scegliere un lettore RSS. Se vuoi il controllo totale — e dovresti volerlo — il self-hosting è la strada. Miniflux è la scelta migliore per chi vuole qualcosa di leggero e senza compromessi: scritto in Go, usa PostgreSQL come database, gira con pochi megabyte di RAM anche con centinaia di feed. L’interfaccia è volutamente spartana — nessuna raccomandazione AI, nessun pulsante di condivisione social, nessuna funzionalità che compete per la tua attenzione. Solo i tuoi feed, presentati in modo pulito e ottimizzati per la lettura. Miniflux tratta la privacy come principio architetturale, non come checkbox di marketing: rimuove automaticamente i pixel di tracciamento dal contenuto dei feed. Se non vuoi gestire un server, l’opzione hosted ufficiale costa 15 dollari l’anno su reader.miniflux.app — quindici dollari per un anno intero di lettura senza pubblicità e senza profilazione. Confrontalo con quello che «paghi» in dati personali a Google News o Apple News ogni singolo giorno.
FreshRSS è l’alternativa più popolare per il self-hosting: più funzionalità, setup più semplice, grande comunità. Tiny Tiny RSS è il veterano del settore — più complesso, con un’app Android sviluppata internamente e supporto per diverse API tramite plugin. Tutti e tre sono software libero, tutti e tre funzionano con app mobile di terze parti tramite Fever API, tutti e tre ti danno il controllo completo. Il costo? Un VPS da 5 euro al mese è sufficiente per qualsiasi di questi — lo stesso server su cui potresti ospitare il tuo blog WordPress, il tuo nodo Mastodon, la tua intera vita digitale fuori dal recinto delle big tech. Se il self-hosting proprio non fa per te, Feedly nella versione gratuita offre fino a 100 feed, e Inoreader ha un piano base gratuito. Non sono soluzioni autogestite — sono aziende con un modello di business — ma sono infinitamente meglio che affidarsi all’algoritmo di Facebook per informarti sul mondo.
Il secondo passo è popolare il tuo lettore, e qui viene il bello: quasi tutto ha un feed RSS, anche se nessuno te lo dice. Ogni sito WordPress ha un feed di default — aggiungi /feed/ all’URL e il gioco è fatto. Ghost, Substack, Medium: tutti emettono feed. I blog indipendenti, quasi tutti. Mastodon espone feed RSS per ogni profilo e hashtag — aggiungi .rss all’URL di qualsiasi profilo. I canali YouTube hanno feed RSS, anche se Google si guarda bene dal pubblicizzarlo (ovvio: un feed RSS è un utente che non vedono, quindi un utente che non monetizzano). I podcast? RSS è nato lì, letteralmente. Esistono servizi come Kill the Newsletter che convertono newsletter email in feed RSS, così puoi seguire anche quelle senza dare il tuo indirizzo email a nessuno. Il risultato è un flusso informativo completamente personalizzato, senza algoritmi, senza pubblicità, senza che nessun server centralizzato sappia cosa leggi o quando lo leggi.
Il terzo passo — quello che fa la vera differenza — è connettere RSS al fediverse. Usa RSS Parrot per portare i feed dei siti che ami dentro Mastodon. Installa il plugin ActivityPub su WordPress per rendere il tuo blog parte del fediverse, così le persone possono seguirti e commentare direttamente dal loro account Mastodon, Lemmy o qualsiasi altro servizio federato. Usa Bridgy Fed per collegare reti diverse. L’idea è costruire un grafo informativo che sia tuo: tu decidi le fonti, tu decidi le interazioni, nessun algoritmo decide al posto tuo. Non è utopia — è infrastruttura che funziona adesso, per chiunque abbia voglia di dedicarci un pomeriggio. Il risultato sarà un’esperienza del web che non ricordavi potesse esistere: silenziosa, profonda, diversa, libera. Senza notifiche studiate per crearti dipendenza, senza feed ottimizzati per farti scorrere all’infinito, senza la sensazione costante di essere il prodotto.
L’informazione senza intermediari non è un sogno da nostalgici del web 1.0. È un’infrastruttura che esiste, è matura, è accessibile. RSS, fediverse, blog indipendenti, IndieWeb — sono tutti pezzi di un puzzle che, messi insieme, offrono qualcosa che nessuna piattaforma vuole darti: autonomia. Non la «libertà di espressione» secondo Musk, che significa libertà di chi urla più forte e paga di più per la spunta blu. Autonomia vera: scegliere le tue fonti, possedere i tuoi contenuti, interagire senza essere merce.
Il prezzo è la fatica iniziale. Configurare un lettore RSS, trovare i feed, capire il fediverse — richiede più sforzo che aprire Instagram. Ma è un investimento in autodifesa cognitiva, e nel 2026 non è più un lusso. Ogni feed che aggiungi è un sito che leggi senza dare dati a nessuno. Ogni post sul tuo blog è un contenuto che esiste fuori dal recinto delle big tech. Ogni interazione nel fediverse è una conversazione senza algoritmi che la manipolano. Doctorow ha ragione — il web è sopportabile con RSS. Ma facciamo un passo in più, detto senza mezzi termini: il web è nostro con RSS, il fediverse e i blog indipendenti. Basta volerlo riprendere.
